APPROFONDIMENTO: La domesticazione e i rapporti fra i camelidi e l’uomo nella storia

Come approfondimento dell’articolo “Cammelli in Austria!” pubblicato a settembre (e primo di questo blog), vi propongo un trattato sulla storia e sulle modalità d’addomesticamento dei camelidi da parte degli esseri umani e dei rapporti fra gli uni e gli altri nel corso della Storia.

ANDANDO MOLTO INDIETRO NEL TEMPO…

Iscrizione Assira con dromedari
Guerrieri arabi che cavalcano dromedari in un’iscrizione assira del VI secolo a.C.

 

 

 

L’addomesticamento dei camelidi, ovvero sia dei cammelli che dei dromedari, pone le sue radici in tempi molto remoti. In entrambi casi intorno al 2500 a.C. soltanto in due contesti territoriali e culturali diversi. I primi, muniti di due gobbe, infatti, vennero addomesticati nel bel mezzo delle steppe centro asiatiche e del deserto mongolo, i secondi, muniti di una sola gobba, nel Deserto Arabico. Entrambe le specie, appartenendo d’altronde alla stessa famiglia, hanno caratteristiche morfologiche molto simili; entrambi diverso possiedono la gobba, ovvero una sorta di grande serbatoio collocato sulla schiena che permette all’animale di conservare l’acqua durante le loro traversate nel deserto o nella steppa, ed entrambi nelle zampe non sono provvisti di zoccolo ma bensì di una sorta di cuscinetto che permette all’animale di non sprofondare nella sabbia o nella neve. La sola differenza è l’aspetto estetico; una folta e lunga pelliccia colore marrone scuro per il cammello e un pelo più corto con una colorazione più giallastra per il dromedario, differenza dovuti all’habitat dei due animali. Tutto ciò ci permette di dedurre che i camelidi siano un’opera d’arte della Selezione Naturale e dell’adattamento! Ma ora andiamo ad analizzare le due specie singolarmente…
maometto sul suo cammello
Il profeta dell’Islam Maometto rappresentato nell’atto di cavalcare il suo dromedario fonte: UCIIM Torino

DROMEDARIO (CAMELUS DROMEDARIUS)
L’areale di questo esemplare, le cui le caratteristiche morfologiche sono state descritte precedentemente, si può identificare in tutto il Medio Oriente, dal Maghreb fino alla Persia, ma secondo studi zoologici ed archeologici, pare che l’addomesticamento avvenne in Arabia intorno al 2500-3000 a.C. in piena età dei metalli. Fu proprio in quel momento che gli uomini si avvicinarono ai branchi selvaggi di questi animali che si avventuravano nel deserto e una volta addomesticati divennero degli ottimi animali da soma e da trasporto, nel bel mezzo di ambienti ostili quali quelli della Penisola Arabica, grazie ovviamente alla sue caratteristiche morfologiche adatte a questi tipi di ambiente. Inoltre, mai va dimenticato il rendimento che offriva l’animale in sé, ovvero la pelle, la carne ed il latte, tutti quanti prodotti essenziali per le popolazioni beduine del tempo, tanto che pare che l’addomesticamento di questi animali fu essenziale per le popolazioni locali; senza di esso probabilmente la vita umana in queste regioni sarebbe stata ben più difficile, al punto che fin da questi tempi il dromedario acquisì l’appellativo di “nave del deserto” e fin da questi tempi antichissimi nacquero le carovane di beduini nel deserto, sia Arabico che del Sahara. Mai va dimenticato il dromedario di Maometto, profeta dell’Islam; infatti, basandoci sulle miniature e sui manoscritti islamici di varie epoche antiche, pare proprio che il profeta ne possedesse uno, essendo spesso rappresentato nell’atto di cavalcare questo animale. Inoltre la leggenda vuole che questo dromedario indicasse a Maometto la strada durante l’Egira. Questa serie di fattori hanno permesso che il dromedario diventasse l’animale simbolo della religione islamica e delle popolazioni nomadi dei deserti mediorientali; non a caso in tutti i paesi islamici vi è ancora oggi l’usanza di scrivere nel pelo di questi animali versi del Corano. Mai va dimenticata nella storia del dromedario, anche la sua importazione in Australia; esso, infatti, venne importato nel “Continente Nuovissimo” intorno al XIX secolo sempre per la loro capacità di percorrere lunghe distanze; poi, con l’avvento dei mezzi da strada come i camion il dromedario perse la sua utilità e vennero abbandonati allo stato brado nel deserto australiano. Questo ha fatto sì che, sebbene non sia il loro areale, l’Australia ad oggi rappresenta l’unico luogo dove si possono ancora osservare branchi selvaggi, mentre nelle loro terre d’origine non si contano più speci allo stato brado.
Seppure possa sembrare incredibile, i dromedari comparirono anche sulla scena del Far West… e non stiamo parlando di un film di John Wayne… infatti, quando nella metà del XIX secolo gli StatI Uniti d’America maturarono il loro desiderio di espandersi verso l’ovest (non ancora colonizzato), fra le loro tante invenzioni ci fu anche quella molto bizzarra dell’ufficiale della marina statunitense Edward Fitzgerald Beate di importare i dromedari nel Nordamerica, così che potessero aiutare nella conquista del west. Successivamente l’idea di Beate venne accettata dal congresso e fu così che un certo numero di dromedari vennisse importata nel Nuovo Mondo, riscontrando un grosso successo nelle spedizioni, sopratutto negli stati desertici del New Mexico e dell’Arizona, dove probabilmente i dromedari si sentirono a casa.

Mercanti cavalcanti dromedari in un manoscritto arabo del XII secolo
Mercanti cavalcanti dromedari in un manoscritto arabo del XII secolo
statuina di cavallo con ossa di dromedario
statuina di cavallo fatta a mano con ossa di dromedario proveniente dall’Egitto e di mia proprietà

CAMMELLO (CAMELUS BACTRIANUS)
Stessa cosa accadde per il cammello, soltanto in un contesto totalmente diverso. Come il dromedario ha caratterizzato le popolazioni beduine islamiche e pre-islamiche nei caldi deserti del Medio Oriente, il cammello ha invece caratterizzato le popolazioni nomadi delle steppe e dei deserti dell’Asia centrale, dall’Anatolia fino alla Cina settentrionale. In base alle testimonianze pare che l’addomesticamento di questo animale avvenne proprio in queste zone introno al 2500 a.C.
Oggi infatti questa specie è praticamente soltanto domestica, solamente nel deserto del Gobi, fra Mongolia e Cina si registrano ancora, seppur rari, degli esemplari allo stato brado, stimati intorno alle 900. unità. Proprio per questo gli studiosi tendono a considerare il cammello selvatico (Camelus Ferus) una sottospecie del cammello domestico. Infatti presenta alcune caratteristiche differenti rispetto al cammello domestico (Camelus Bactrianus), delle quali la più evidente è la conformazione delle due gobbe, più cilindriche ed appuntite rispetto al secondo. Nonostante l’animale addomesticato in Mongolia per eccellenza ed il simbolo di quest’ultima sia il cavallo, anche il cammello è considerato un animale simbolo del folclore delle tribù mongole, esso, infatti ha accompagnato per secoli gli eserciti del grande Gengish Khan e dei suoi successori. Tutt’ora questo animale è fondamentale per gli abitanti delle Yurte nella sconfinata steppa mongola. Come anche trattato nell’articolo “Cammelli in Austria” pubblicato a settembre, questo animale fu anche caratteristico dell’esercito e dell’impero Ottomano. Infatti, i turchi, prima di stanziarsi nelle aree dell’Impero Romano d’Oriente, erano originari delle steppe centroasiatiche, ad ovest dell’ormai scomparso Lago d’Aral. Questo esemplare, al contrario del suo stretto parente dromedario, venne introdotto anche in Italia in epoca romana e venne utilizzato come animale da soma, da circo e da guerra fino al XVIII secolo, non va dimenticata infatti la partecipazione di questi animali agli spettacoli del Colosseo e spostandoci di qualche secolo, le opere in gotico internazionale rappresentanti cortei reali con la presenza dei cammelli, portatori di baldacchini.

Popolazioni mongole attuali con i loro cammelli
Popolazioni mongole attuali con i loro cammelli fonte:adoptamongolcamel
statua in terracotta rappresentante un guerriero cinese della dinastia Tang a dorso di un cammello
statua in terracotta rappresentante un guerriero cinese della dinastia Tang a dorso di un cammello fonte:pinterest

 

I CAMELIDI DELLE ANDE
Come appendice a questo approfondimento si può anche parlare dell’addomesticamento del Guanaco e della Vigogna (una volta domesticati il lama e l’alpaca), i camelidi del nuovo mondo. Essi, essendo anche meno possenti, non ebbero tutti quanti i ruoli che ebbero i loro affini, ma comunque divennero un elemento molto importante per le popolazioni locali. Questi animali caratteristici della regione andina, al contrario dei mammiferi del nord America che vennero cacciati dagli uomini in età preistorica, vennero subito ben accolti dalle popolazioni umane locali, convivevano bene con l’uomo e divennero successivamente le navi della Ande… esattamente come nel deserto e nelle steppe apparirono carovane composte da questi (seppur piccoli) animali. Soltanto grazie a loro, le popolazioni locali riuscirono a passare gli alti e lunghi valichi di questa gigantesca catena montuosa. Ancora oggi il commercio, la lavorazione ed il mercato della lana di questi animali sono molto diffusi, al punto che anche in Italia (specialmente settentrionale) sono sorti molti allevamenti negli ultimi anni.

famiglia andina con il suo lama
Una famiglia andina con il suo lama fonte:sapere.it

Ancora oggi, tutte quante le specie di camelidi vengono sfruttate al massimo, in tutte le loro risorse… nelle popolazioni nomadi del deserto, delle steppe e delle Ande, il tempo sembra essersi fermato, ancora oggi, cosi come millenni fa, queste popolazioni devono la loro vita a questi animali, ne sono l’elemento fondamentale dell’economia ed è grazie a loro che continuano a esistere conservando le loro millenarie abitudini. Si può quindi dire che una piccola parte del patrimonio culturale umano è dovuto ai camelidi!

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